Covid, Unesco: fino al 40% di mancati introiti per il settore cultura

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La pandemia ha però portato a un maggiore riconoscimento del valore sociale del settore culturale e del suo contributo al benessere collettivo e individuale, nonché allo sviluppo sostenibile

La pandemia ha portato a un maggiore riconoscimento del valore sociale del settore culturale e del suo contributo al benessere collettivo e individuale, nonché allo sviluppo sostenibile. Nel 2020, infatti, la cultura è stata inclusa per la prima volta nelle discussioni politiche del G20 ed è essenziale “cogliere lo slancio globale” e “riposizionare la cultura nell’agenda pubblica”. E’ quanto emerge dal report dell’Unesco “Culture in Times of COVID-19: Resilience, Recovery and Revival”, che offre una panoramica globale dell’impatto della pandemia sul settore della cultura dal marzo 2020 e delinea le direzioni per il suo rilancio.

Esaminando l’impatto del Covid in tutti i settori culturali, il rapporto evidenzia che la cultura è stata uno dei settori più gravemente colpiti a livello globale, con oltre 10 milioni di posti di lavoro persi solo nel 2020 e un calo del 20-40% delle entrate in tutto il settore. Il settore ha inoltre registrato nel 2020 un calo del 25% del suo valore aggiunto lordo. Tuttavia, mentre la maggior parte del settore ha subito un forte calo, l’editoria online e le piattaforme audiovisive hanno registrato una crescita grazie al maggiore affidamento sui contenuti digitali durante la pandemia. “È essenziale riconoscere il potenziale del settore culturale nell’alimentare la trasformazione e la ripresa della società attraverso tutti gli obiettivi di sviluppo e sostenere approcci integrati per rilanciare il settore culturale”, ha dichiarato Ernesto Ottone R., vicedirettore generale dell’Unesco per la Cultura.

Il rapporto evidenzia i cambiamenti nella produzione e nella diffusione della cultura, dovuti in particolare all’accelerazione della digitalizzazione dei prodotti culturali durante la pandemia. I ricavi dell’economia creativa digitale ammonteranno a 2,7 miliardi di dollari a livello globale nel 2020, oltre un quarto dei ricavi complessivi del settore. Di contro, la pandemia si è rivelata una minaccia per la diversità culturale. La maggiore precarietà dei mezzi di sostentamento dei freelance e dei lavoratori della cultura, unita all’esacerbazione di disuguaglianze già profondamente radicate in termini di genere e di gruppi svantaggiati della società, ha portato molti artisti e professionisti della cultura ad abbandonare il settore, minando la diversità delle espressioni culturali. Queste disuguaglianze, unite alle disparità regionali, hanno gravemente compromesso la produzione e la distribuzione di beni e servizi culturali. In America Latina, ad esempio, il 64% dei freelance del settore culturale ha perso più dell’80 per cento del proprio reddito a causa del Covid.

Fonte: AG Cult

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